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Madre intenzionale e PMA all’estero: cosa cambia dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 68/2025

  • Immagine del redattore: Guendalina Pascali
    Guendalina Pascali
  • 9 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 68 del 2025, ha affrontato un tema di grande rilievo in materia di filiazione e tutela dei minori: il riconoscimento dello status di figlio anche nei confronti della madre intenzionale, cioè della donna che, pur non avendo un legame biologico con il minore, ha prestato consenso al progetto genitoriale realizzato mediante procreazione medicalmente assistita all’estero.

La decisione si inserisce nel dibattito sul rapporto tra responsabilità genitoriale, identità del minore e uguaglianza tra i figli, e ribadisce con forza un principio centrale: l’interesse del minore deve essere posto al centro della tutela giuridica.

Il caso esaminato dalla Corte

La questione è stata sollevata dal Tribunale di Lucca in relazione all’art. 8 della legge n. 40 del 2004, nella parte in cui non prevedeva che il bambino nato in Italia da una donna che aveva fatto ricorso all’estero a tecniche di PMA potesse essere riconosciuto come figlio anche dalla madre intenzionale.

Il caso riguardava due donne che avevano condiviso un progetto genitoriale e che, dopo aver fatto ricorso alla PMA all’estero, avevano chiesto il riconoscimento dello status di figlio anche nei confronti della partner della madre biologica.

Il principio affermato dalla Corte Costituzionale

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8 della legge n. 40/2004 nella parte in cui non prevede il riconoscimento dello status di figlio anche nei confronti della madre intenzionale che abbia prestato preventivo consenso alla PMA e assunto la responsabilità genitoriale.

Secondo la Consulta, la responsabilità genitoriale non deriva soltanto dal legame biologico, ma può fondarsi anche sul consenso consapevole e responsabile prestato al progetto procreativo.

La centralità dell’interesse del minore

Uno dei passaggi più rilevanti della sentenza riguarda la centralità dell’interesse del minore. La Corte ha ribadito che il minore ha diritto a vedere riconosciuto in modo certo e stabile il proprio status filiationis, ossia il proprio legame giuridico con entrambe le figure genitoriali che hanno condiviso il progetto di nascita.

Lasciare questo riconoscimento a un procedimento successivo ed eventuale, come l’adozione in casi particolari, espone il minore a una situazione di incertezza giuridica incompatibile con la piena tutela dei suoi diritti.

Perché l’adozione in casi particolari non basta

La sentenza evidenzia che l’adozione in casi particolari, pur rappresentando uno strumento di tutela, non è sufficiente a garantire in modo pieno e immediato i diritti del minore.

Infatti, tale soluzione richiede un procedimento ulteriore rispetto alla nascita e non assicura sin da subito uno stato giuridico certo e stabile. Proprio per questo la Corte l’ha ritenuta strutturalmente inidonea a sostituire il riconoscimento diretto del rapporto di filiazione.

Uguaglianza e non discriminazione

La Corte Costituzionale richiama anche il principio di uguaglianza, sottolineando che tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico, indipendentemente dalla modalità di concepimento o dalla composizione della coppia genitoriale.

Il mancato riconoscimento del figlio nei confronti della madre intenzionale determinava una disparità di trattamento ritenuta irragionevole e lesiva degli artt. 2, 3 e 30 della Costituzione.

Cosa non riguarda questa sentenza

È importante precisare che la decisione non riguarda la maternità surrogata, né disciplina l’accesso alla PMA in Italia da parte delle coppie omosessuali.

La pronuncia si riferisce esclusivamente al riconoscimento dello status di figlio per i minori nati in Italia da PMA praticata all’estero da coppie di donne.

Perché questa sentenza è importante

La sentenza n. 68/2025 segna un passaggio importante perché afferma in modo chiaro che il diritto del minore a una identità personale certa e a una piena tutela dei rapporti genitoriali prevale su impostazioni formali non più adeguate alla realtà concreta delle relazioni familiari.

La Corte valorizza il consenso al progetto genitoriale come fondamento della responsabilità e riconosce che l’orientamento sessuale della coppia non può costituire un ostacolo al riconoscimento dello status di figlio.

Conclusioni

Con questa decisione, la Corte Costituzionale ribadisce che la tutela del minore non può essere subordinata a percorsi incerti o differiti nel tempo. Quando vi è un progetto genitoriale condiviso e consapevole, il minore ha diritto a vedere riconosciuto sin dalla nascita il proprio legame con entrambe le figure genitoriali.

La sentenza conferma così una visione della filiazione sempre più orientata alla responsabilità, alla stabilità dei legami e alla piena protezione dei diritti del bambino.

Hai bisogno di assistenza?

Le questioni che riguardano filiazione, responsabilità genitoriale e riconoscimento dello status di figlio richiedono una valutazione giuridica attenta e aggiornata. Ogni situazione familiare presenta profili specifici che meritano un’analisi approfondita.

 
 
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