Diritto dei nonni e interesse superiore del minore: cosa stabilisce la Cassazione 1744/2026
- Guendalina Pascali

- 28 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Nel diritto di famiglia esiste un principio che orienta ogni decisione giudiziaria quando sono coinvolti minori: l’interesse superiore del minore.
Questo principio rappresenta il criterio guida nei procedimenti dinanzi al Tribunale per i Minorenni e impone al giudice di valutare prioritariamente il benessere, lo sviluppo psicologico, l’equilibrio affettivo e i diritti del bambino rispetto a qualunque altro interesse coinvolto.
Che cos’è l’interesse superiore del minore?
L’interesse superiore del minore non è una formula astratta, ma un parametro concreto che impone una valutazione personalizzata della situazione familiare. Ogni decisione deve essere orientata a garantire il benessere attuale e futuro del minore.
Il principio trova riconoscimento nella normativa interna e sovranazionale ed è richiamato costantemente dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Sul piano processuale, si traduce in specifiche garanzie: il diritto all’ascolto del minore (art. 336-bis c.c.), la possibilità di nominare un curatore speciale in caso di conflitto di interessi con i genitori (art. 78 c.p.c.), e l’obbligo di motivazione adeguata dei provvedimenti che incidono sulla sua vita.
Il diritto dei nonni a vedere i nipoti è assoluto?
L’art. 317-bis c.c. riconosce agli ascendenti il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Tuttavia, questo diritto non è incondizionato.
Il diritto dei nonni è sempre subordinato all’interesse superiore del minore.
Ciò significa che, qualora la frequentazione non sia funzionale ad un sano ed equilibrato sviluppo della personalità del bambino, il giudice può limitarla o escluderla.
La sentenza Cassazione n. 1744/2026: il caso concreto
Con l’ordinanza n. 1744 del 26 gennaio 2026, la Corte di Cassazione è intervenuta su una vicenda che vedeva contrapposti due nonni materni e i genitori delle minori, in un contesto di forte conflittualità familiare.
Il Tribunale per i Minorenni aveva inizialmente disposto incontri tra nonni e nipoti. Successivamente, tali incontri erano stati progressivamente ridotti e infine interrotti, ritenendo che il clima conflittuale potesse incidere negativamente sull’equilibrio psicologico delle bambine.
I nonni avevano proposto ricorso in Cassazione, lamentando carenza di motivazione, violazione del principio del best interest of the child, mancata consulenza tecnica d’ufficio e mancato ascolto delle minori.
La Corte ha dichiarato i motivi inammissibili o infondati, ribadendo che l’interesse superiore del minore costituisce il parametro decisivo di valutazione.
Conflittualità familiare: quando giustifica l’interruzione dei rapporti?
La Cassazione ha chiarito che la semplice esistenza di tensioni tra adulti non comporta automaticamente la recisione del legame tra nonni e nipoti.
Tuttavia, quando la conflittualità incide concretamente e negativamente sul benessere del minore, il giudice può intervenire limitando o interrompendo le frequentazioni.
Il punto centrale non è la tutela del diritto dell’adulto, ma la protezione dell’equilibrio del bambino.
Il ruolo del giudice e la discrezionalità tecnica
La decisione ribadisce inoltre che l’ammissione della consulenza tecnica d’ufficio è rimessa alla discrezionalità del giudice di merito, che può ritenerla superflua se il procedimento è già adeguatamente istruito.
Anche l’ascolto del minore non è automatico in ogni fase, ma deve essere valutato in relazione all’età e alla maturità del bambino.
Conclusioni: il principio che prevale su tutti
L’ordinanza n. 1744/2026 conferma un principio cardine del diritto di famiglia: quando diritti legittimi degli adulti entrano in conflitto con il benessere del minore, è sempre quest’ultimo a prevalere.
Ogni caso deve essere valutato in modo concreto e personalizzato, perché l’interesse superiore del minore non può essere presunto, ma deve essere accertato alla luce delle specifiche circostanze familiari.



